DOMENICA 1 agosto

ELEGÌA DELLE COSE PERDUTE

Stefano Mazzotta | Zerogrammi

PRIMA ED ESCLUSIVA REGIONALE

>> VALLI DEL PASUBIO / Malga Prà  / h15,30

Acquisto online senza costi aggiuntivi su www.myarteven.it e www.vivaticket.it

€ 5 / In caso di pioggia: Teatro San Sebastiano di Valli del Pasubio

Si consiglia abbigliamento comodo e un cuscino (o una coperta) per sedersi. Parcheggio comodo nelle immediate vicinanze. Dopo lo spettacolo, possibile visita al "Cubo".

Soggetto, regia e coreografia Stefano Mazzotta
Una riscrittura da Os Pobres di Raul Brandao
Creato con e interpretato da Alessio Rundeddu, Amina Amici, Damien Camunez, Gabriel Beddoes, Manuel Martin, Miriam Cinieri
Collaborazione alla drammaturgia Anthony Mathieu, Fabio Chiriatti, Francesca Cinalli
Luci Tommaso Contu
Costumi e scene Stefano Mazzotta
Assistente di scena Riccardo Micheletti
Segreteria di produzione Maria Elisa Carzedda
Produzione Zerogrammi
Coproduzioni Festival Danza Estate - Bergamo (It), La meme balle – Avignon (Fr), La Nave del Duende - Caceres (Sp)
in collaborazione con  CASA LUFT, Arca del Tempo, Comune di Settimo S. Pietro, Comune di Selargius
Con il contributo di INTERCONNESSIONI/Tersicorea, PERIFERIE ARTISTICHE - Centro di Residenza Multidisciplinare della Regione Lazio - Supercinema, Tuscania, Fondazione di Sardegna
Con il sostegno di Soprintendenza Archeologica Belle Arti e Paesaggio per la Città Metropolitana di Cagliari e le Province di Oristano e Sud Sardegna, Regione Sardegna, Regione Piemonte, MIBAC - Ministero per i Beni e le Attività Culturali.  

Il progetto coreografico Elegìa delle cose perdute è una riscrittura dal romanzo I Poveri dello scrittore e storico portoghese Raul Brandao. Il paesaggio evocato da questo riferimento letterario, in bilico tra crudo, aspro, onirico e illusorio, ha la forma dell’esilio, della nostalgia, della tedesca Sehnsucht, della memoria come materia che determina la traccia delle nostre radici e identità e, al contempo, la separazione da esse e il sentimento di esilio morale che ne scaturisce: sogno di ritorni impossibili, rabbia di fronte al tempo che annienta, commiato da ciò che è perduto e che ha scandito la mappa del nostro viaggio interiore.
Nell’indagine intorno al
topos dell’esilio, questa creazione racconta, oltre il suo significato geografico, la condizione morale che riguardi chiunque possa sentirsi estraneo al mondo in cui vive, collocandolo in uno stato di sospensione tra passato e futuro, speranza e nostalgia. Il desiderio che questa condizione reca in sé non è tanto il desiderio di un'eternità immobile quanto di genesi sempre nuove e di un luogo che resta, un luogo dove essa si anima di una rinascita che è materia viva, e aiuta a resistere, a durare, a cambiare, un luogo dove si può andare senza mai arrivare, continuamente, all’infinito. 

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